Il Codice di autodisciplina per le imprese familiari non quotate, iniziativa promossa da AIDAF, Assonime, Università e SDA Bocconi, è rivolto alle medie e grandi aziende (con fatturati a partire dai 20 milioni di euro) controllate da una o più famiglie, con l’obiettivo di promuovere una governance più solida, trasparente ed efficace.
Il Codice introduce tre pilastri fondamentali per modernizzare la gestione di queste realtà:
- L’organo di amministrazione: si raccomanda una struttura collegiale aperta ad almeno due consiglieri esterni autorevoli per migliorare i processi decisionali.
- Il passaggio generazionale: vengono suggerite regole precise e “piani di emergenza” per garantire la continuità aziendale, favorendo una progressiva separazione tra la famiglia (ruolo strategico) e il management (gestione operativa).
- La sostenibilità: il Codice richiede che i consigli di amministrazione integrino nei loro processi la valutazione dell’impatto ambientale e sociale, seguendo standard di rendicontazione chiari.
L’adesione a queste norme è volontaria e si basa sul principio del “comply or explain” (applica o spiega): le imprese che scelgono di adottare il Codice devono dichiarare pubblicamente come ne hanno implementato i principi o motivare le ragioni di eventuali scostamenti.
È intervenuto sul tema il nostro Partner Avv. Daniele Giombini sulle pagine di ItaliaOggi del 16 febbraio 2026: «supportiamo le famiglie imprenditoriali nella gestione dei passaggi generazionali, individuando e implementando strumenti idonei a garantire un ricambio ordinato e la continuità dell’impresa. Oltre alla pianificazione successoria, seguiamo la definizione di assetti di governance volti ad assicurare stabilità proprietaria e di gestione. Ricordo inoltre il nostro intervento nelle realtà familiari caratterizzate dalla presenza di una pluralità di soci e familiari, per la costruzione di un sistema di governance chiaro e condiviso. In diverse realtà assumiamo inoltre il ruolo di segretario delle riunioni del Cda così da essere presenti alle riunioni dell’organizzazione di governo della azienda, apportando un contributo legale e di conoscenza delle problematiche aziendali.
Fin quando resta il socio fondatore l’azienda trova sempre i suoi punti di equilibrio che spesso sono garantiti iure imperii dal fondatore stesso. Nel momento in cui questa figura viene meno possono svilupparsi dei conflitti che, se non tempestivamente risolti, portano l’iniziativa economica a dover affrontare consistenti difficoltà. Se ciò accade, la liquidazione dei soci dissenzienti o addirittura la cessione dell’intero capitale sociale, è la soluzione più semplice e idonea a regolare il conflitto».